La serie di Netflix «Dom de Iludir» presenta elementi chiave in comune con un crimine legato all’arte scoperto a Rio de Janeiro nel 2022, anche se la piattaforma di streaming non ha citato il caso nei suoi materiali promozionali. Lo scandalo reale coinvolse la collezionista Geneviève Boghici, convinta da una falsa chiaroveggente a cedere dipinti di valore mentre era tenuta prigioniera dalla figlia. Secondo i procuratori, le perdite ammontarono a 725 milioni di R$, tra opere d’arte e gioielli rubati.

La polizia ha dichiarato che la chiaroveggente sosteneva che la figlia di Boghici fosse malata e sarebbe morta presto, poi si offrì di curarla spiritualmente in cambio di denaro. Secondo il resoconto dell’indagine, poiché sua figlia aveva avuto problemi psicologici sin dall’adolescenza, Boghici versò le somme richieste.

La serie cambia i nomi dei personaggi: Marieta Severo interpreta Lúcia Rossetti, ispirata a Geneviève Boghici, mentre Alice Wegmann interpreta Maíra, ispirata a sua figlia, Sabine. La chiaroveggente Rosa Stanesco diventa Irina, una guaritrice interpretata da Nanda Costta. Sia nel caso reale sia nella serie, la chiaroveggente fa parte di un gruppo criminale.

La serie è stata girata in un appartamento di quattro piani e 3.900 metri quadrati nel quartiere Flamengo di Rio, con vista sul Pan di Zucchero. La proprietà appartenne un tempo alla famiglia Guinle e fu messa in vendita per 59 milioni di R$ tre anni fa. Oggi gli annunci immobiliari la valutano tra i 50 e i 54 milioni di R$. Nella realtà, Geneviève e sua figlia vivevano in un lussuoso duplex sull’Avenida Atlântica, a Copacabana, dove, secondo quanto riferito, Geneviève fu tenuta prigioniera e venne custodita una parte della sua collezione d’arte.

La collezione fu messa insieme con il marito, Jean Boghici, un mercante d’arte morto nel 2015, interpretato nella serie da Jonas Bloch. Nella serie compare una riproduzione di «Donna con bambino morto» di Candido Portinari, che nella storia di finzione viene presentata come la causa delle convulsioni e dei vuoti di memoria della figlia. Il dipinto originale a olio, risalente agli anni Cinquanta, era uno studio preparatorio per un murale che Portinari realizzò per la sede delle Nazioni Unite a New York; fu inoltre esposto alla terza Biennale di San Paolo, secondo il catalogo del Projeto Portinari. Nel caso reale, la chiaroveggente disse anche a Geneviève che le sue opere d’arte erano maledette.

Netflix ha dichiarato che la serie include anche riproduzioni autorizzate dagli eredi degli artisti: due opere di Victor Brecheret e quattro di Emiliano Di Cavalcanti. Nel dramma compare il dipinto di Di Cavalcanti del 1925 «Samba»; l’originale fu distrutto in un incendio che danneggiò parte della collezione di Jean Boghici. La produzione si è avvalsa della consulenza di un gallerista e battitore d’asta con decenni di esperienza nel mercato dell’arte.

Nella vita reale, Sabine sposò Rosa Stanesco e la coppia adottò un bambino. Entrambe le donne furono arrestate, ma Sabine fu poi scarcerata grazie a un habeas corpus. Morì dopo essere caduta da un edificio a Leblon, in quello che, secondo quanto riferito, fu un suicidio. Nella serie, invece, il personaggio della figlia non muore.

Fonti: Folha Ilustrada.