I procuratori italiani stanno riaprendo l’indagine sull’omicidio, avvenuto nel 1975, dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, dopo anni di interrogativi sul fatto che l’uomo condannato per il delitto abbia agito da solo. La nuova indagine fa seguito a una denuncia presentata circa un anno fa dall’avvocato romano Stefano Maccioni e comprende una testimonianza finora sconosciuta, riferiscono i media italiani.

Pasolini fu ucciso in una zona desolata di Ostia, vicino a Roma, la notte del 2 novembre 1975. Pino Pelosi, che all’epoca aveva 17 anni, confessò e fu condannato a nove anni e sette mesi di carcere. Tuttavia, il tribunale affermò che le prove suggerivano con forza che Pelosi non fosse solo e chiese ulteriori indagini.

Secondo quanto riferito, il testimone individuato di recente è un ex membro in pensione delle forze dell’ordine, in possesso di informazioni sull’indagine originale. Maccioni ha inoltre citato materiale tratto da registrazioni realizzate all’epoca dall’emittente pubblica italiana RAI e afferma che le prove raccolte finora giustificano un’indagine su chi altro fosse con Pelosi quella notte.

Maccioni segue il caso da anni e in precedenza ha contribuito a sollecitare indagini nel 2010 e nel 2023. Entrambe sono state successivamente archiviate senza giungere a un risultato definitivo. Un tentativo precedente aveva esaminato il DNA di tre persone non identificate, rinvenuto sugli abiti di Pasolini. I confronti con 30 persone legate all’indagine hanno dato esito negativo, lasciando irrisolta l’identità di quei tre individui.

Pelosi è morto nel 2017. In interviste e libri successivi fornì versioni contrastanti, sostenendo a volte che fossero presenti tre o quattro persone e che lo avessero minacciato affinché tacesse. La versione resa al processo era che, dopo un rapporto sessuale, fosse scoppiata una lite, al termine della quale aveva colpito Pasolini con un pezzo di legno e, mentre fuggiva a bordo dell’auto dell’artista, lo aveva investito accidentalmente.

L’ultima istanza di Maccioni torna anche sulle possibili connessioni tra l’omicidio e il lavoro di Pasolini nei mesi precedenti la sua morte, compresi il film *Salò* e il romanzo incompiuto *Petroleum*. Le bobine del film erano state rubate a Cinecittà e, secondo una teoria, Pasolini si recò a Ostia per recuperarle. Alcuni resoconti hanno collegato persone coinvolte nel furto alla banda della Magliana, un gruppo criminale romano.

Altre teorie hanno collegato gli scritti di Pasolini sulle reti politiche e criminali al periodo della violenza politica in Italia. Il suo romanzo *Petroleum* trattava di intrighi politici e d’affari che coinvolgevano la società energetica ENI e la morte del suo presidente, Enrico Mattei. Queste piste restano teorie: le indagini precedenti non hanno stabilito chi altro, se qualcuno, fosse coinvolto nell’omicidio.

Maccioni agisce per conto dell’Associazione della stampa del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti. Ha lanciato un appello a chiunque possa avere informazioni perché si faccia avanti, dicendo di sperare che la rinnovata indagine fornisca risposte rimaste elusive per decenni.

Fonti: El País Cultura.