«O Sentido da Vida» di Ryūsuke Hamaguchi riunisce un’antropologa francese e una regista teatrale giapponese in una storia plasmata dalla lingua, dalla cura e dalla possibilità di un legame umano. Il film passa dal francese al giapponese e dal teatro alla vita quotidiana, dai pazienti a chi si prende cura di loro.

Marilou, interpretata da Virginie Efira, dirige una casa di cura ispirata alla «humanitate», un approccio che mette i pazienti al centro del trattamento. Per le persone con deficit cognitivi, i terapisti lavorano per evocare ricordi, incoraggiare la parola e favorire il movimento. Mari, una giovane regista interpretata da Tao Okamoto, incontra Marilou mentre prepara uno spettacolo, e tra le due nasce presto un legame.

La loro relazione si approfondisce quando Mari, malata di cancro, entra nella clinica di Marilou. Il film non evita le difficoltà dell’assistenza, compreso lo sforzo necessario per aiutare gli anziani fragili a camminare e per reagire all’agitazione di Tomoki, un paziente autistico. Nella filosofia della clinica contano quattro forme di contatto: lo sguardo, il tatto, la parola e la «verticalità», cioè aiutare i pazienti ad alzarsi e a camminare, un aspetto che Marilou considera essenziale per la libertà umana.

Efira e Okamoto hanno condiviso il premio come miglior attrice al Festival di Cannes del 2026 per le loro interpretazioni. Per il ruolo, Efira ha imparato a parlare giapponese fluentemente, cominciando dalla lingua scritta.

Il film va anche oltre il suo contesto medico. Mari, che ha studiato filosofia in Francia, presenta attraverso un disegno una critica del capitalismo, combinando immagine e linguaggio. Anche la natura non è trattata semplicemente come qualcosa al servizio dell’umanità, bensì come parte di un insieme più ampio che comprende le persone.

Invece di offrire un intrattenimento facile, il film di Hamaguchi mira a creare un’esperienza attraverso gli scambi tra persone, lingue e mondi diversi. L’attenzione rivolta allo sguardo e alla parola si accompagna al tatto, inteso come un modo per avvicinare le persone, anche quando sembrano lontane.

Fonti: Folha Ilustrada.