Adattare Jane Austen per lo schermo significa bilanciare la critica sociale con l’intensità romantica della giovinezza. Nella sua nuova versione di «Ragione e sentimento», la regista britannica Georgia Oakley dà nuova freschezza giovanile a una storia nota, concentrandosi sui sentimenti privati delle sorelle e sulle pressioni materiali che ne influenzano le scelte.

Pubblicato nel 1811, il romanzo di Austen segue Elinor e Marianne Dashwood mentre ricostruiscono la propria vita dopo la morte del padre. La casa di famiglia passa al loro fratellastro, John, costringendo le sorelle e la madre a lasciare la loro confortevole dimora per trasferirsi in una modesta casa nella campagna inglese. La perdita della sicurezza economica limita la loro indipendenza e fa del matrimonio una questione di sopravvivenza sociale oltre che di amore.

Daisy Edgar-Jones interpreta Elinor, che cerca di tenere a freno le proprie emozioni anche mentre si innamora di Edward Ferrars, interpretato da George MacKay. La Marianne di Esmé Creed-Miles adotta l’approccio opposto: romantica e impulsiva, si fida dei propri sentimenti, anche quando intreccia una relazione con l’affascinante John Willoughby, interpretato da Frank Dillane. Le loro differenze vanno oltre il contrasto caratteriale. La storia mette in discussione sia il contegno emotivo richiesto alle donne sia i rischi che comporta ignorare i vincoli del mondo che le circonda.

Oakley esprime questa tensione attraverso lo stile visivo del film. Girato in parte su pellicola 35 mm, il film ricorre a colori terrosi e alla luce naturale per immortalare i campi, i boschi e la costa britannici. Il fango, il vento, la vegetazione e gli abiti logori conferiscono all’ambientazione una ruvidità concreta, che allontana la vita dei personaggi dal raffinato romanticismo in costume. Il paesaggio sembra fare eco alla turbolenza che le sorelle devono nascondere sotto le convenzioni sociali.

Questo approccio distingue l’adattamento dalla versione cinematografica più nota, il film del 1995 di Ang Lee, scritto da Emma Thompson. Thompson interpretava Elinor, accanto a Kate Winslet nel ruolo di Marianne, con Hugh Grant e Alan Rickman nel cast. L’adattamento univa umorismo, romanticismo e critica sociale, e Thompson vinse un Oscar per la sceneggiatura non originale.

Invece di riproporre la formula del film precedente, Oakley pone maggiore enfasi sul silenzio, sulla vita quotidiana e sull’espressione fisica. Edgar-Jones suggerisce lo sforzo di Elinor di trattenersi attraverso sguardi, pause e piccoli gesti. Creed-Miles infonde a Marianne un’energia meno composta, passando dall’entusiasmo romantico alla disperazione mentre si scontra con il divario tra ciò che prova e ciò che la società ritiene opportuno mostrare.

Le attrici rendono centrale nella storia anche il legame tra le sorelle. La commedia resta importante, benché sia meno presente che nell’adattamento del 1995. Il film ricorre all’ironia per affrontare l’ipocrisia, l’interesse economico e la ricerca del prestigio sociale, senza lasciare che il dramma si riduca a mero sentimentalismo.

Fonti: Folha Ilustrada.