Nel suo terzo album, How to Quit Smoking, Dominic Fike affronta l’età adulta senza perdere l’energia inquieta né la scrittura orecchiabile che hanno plasmato il suo lavoro. Chitarre distorte, voci che alternano canto e rap e ricordi della Florida restano al centro del suo sound, mentre i testi si rivolgono alla sobrietà, alle cattive abitudini e agli errori del passato.
Ora che ha 30 anni ed è padre, Fike torna sulla solitudine e sull’incertezza che hanno affiorato in tutta la sua musica. In “Pangea” canta di come cerchi di non ricadere nei vecchi schemi, mentre in “Cabby”, con Emma Ogier e Love Spells, riconosce i propri difetti. Ogier compare anche in “Small Town” con Gabriel Jacoby, e Grace Ives lo affianca in “Honeylove”.
Le canzoni dell’album sviluppano spesso le proprie idee in fretta. Molte durano circa due minuti e brani come “Casting Call” accennano alle difficoltà di Fike senza soffermarvisi. Ma gli arrangiamenti concisi sono stratificati e vivaci: “Wallflower” si apre con un lavoro chitarristico ricco di dettagli, “Squeeze” ha un carattere luminoso e trascinante e “White Keys” offre un ritornello immediato.
Fike riserva a “Spotlight/Inner Child”, che chiude il disco, la dichiarazione emotiva più diretta dell’album. Il brano vede la partecipazione di Tay-K, che rappa dal carcere, e riunisce riflessioni sulla crescita, la famiglia e il sentirsi distaccati da casa. La prospettiva finale di Fike è racchiusa in un verso che canta all’inizio del brano: “Qualunque cosa accada, ciò che verrà, farò del mio meglio”.
Fonti: Rolling Stone.