La quinta edizione di BARQ è in corso a Barcellona e usa documentari e film per guardare oltre gli edifici intesi come monumenti ed esplorare le forze sociali, politiche e personali che plasmano l’architettura. Il festival si svolge fino all’8 novembre; una selezione arriverà anche a Madrid il 2 dicembre.
Il tema di quest’anno è «Vivere diversamente», scelto in concomitanza con il ruolo di Barcellona come Capitale mondiale dell’architettura. Il programma comprende sette lungometraggi, nove cortometraggi selezionati e altri film fuori concorso. Le proiezioni si tengono nei cinema Girona e al Barcelona DHub.
Il direttore del festival Pep Martín afferma che l’architettura determina il modo in cui le persone vivono e si relazionano tra loro. BARQ, spiega, usa il cinema documentario per spostare l’attenzione dai monumenti alle persone interessate dall’architettura. I film trattano campagne di quartiere, dibattiti tra architetti, case abbandonate e distretti in fase di ricostruzione.
Il festival si apre con «La Ricarda, Melodía de una casa» di Morrosko Vila-San-Juan, dedicato a una casa la cui storia era legata alla presenza di un aeroporto. L’evento si conclude con «Madrid EXT» di Juan Cavesatany, che esplora il paesaggio mutevole di Madrid.
Tra i cortometraggi, «Our Homes Do Not Exist» di Anna Lamour ritrae le case abbandonate di Atene, mentre «Under the Glass» di Sara Vardè de Nieves esamina gli alloggi scomparsi durante il governo di Salvador Allende. Tra i lungometraggi selezionati figurano «Verdigris» di Clohe Brenan, una passeggiata attraverso Parigi, e «Copan» di Carine Wallauer, che presenta il celebre condominio di São Paulo come metafora della corruzione.
«Stardust: A Story of Love and Architecture», di Jim Venturi e Anita Naughton, segue gli architetti Robert Venturi e Denise Scott Brown attraverso la prospettiva del figlio Jim. Il film ripercorre la loro collaborazione e le idee alla base della loro critica alla rigidità dell’architettura moderna, compresa l’attenzione che dedicavano alle dimensioni sociali, culturali e personali.
Il film torna anche sul lavoro legato a «Learning from Las Vegas», l’influente libro sull’architettura pop e postmoderna. Racconta come Scott Brown avesse convinto Venturi a visitare Las Vegas, dove aveva riconosciuto un’espressione contemporanea delle idee architettoniche di cui discutevano. Venturi viaggiò poi lì con alcuni studenti e soggiornò allo Stardust Motel, che dà il titolo al film.
Attraverso le conversazioni, i disaccordi e l’umorismo della coppia, il film mette in primo piano la loro vita creativa condivisa e le complessità che si celano dietro i progetti architettonici. È un esempio del più ampio programma di BARQ, che usa il cinema per collegare gli edifici alle persone, alle storie e ai dibattiti che li circondano.
Fonti: El País Cultura.