Kent Nagano ha dedicato il concerto mattutino dell’Orchestra e dei Cori Nazionali di Spagna all’Auditorium Nazionale di Madrid alle vittime dell’incidente ferroviario di Urda. Parlando in spagnolo, il direttore ha ricordato anche la compositrice Marisa Manchado, stretta amica dell’Orchestra Nazionale, prima che il pubblico osservasse un minuto di silenzio.
Il programma era incentrato su opere plasmate da più di una mano creativa. L’orchestrazione di José Luis Turina de La cattedrale sommersa di Claude Debussy ha aperto il concerto, seguita da La mer di Debussy e da Atlàntida di Manuel de Falla nella versione riveduta da Ernesto Halffter e adattata da Nagano.
Turina ha ampliato il preludio pianistico di Debussy per una grande orchestra comprendente tre strumenti per ciascuna delle sezioni dei legni, un’ampia percussione, arpa, celesta e pianoforte. Il pianoforte è rimasto centrale nell’atmosfera dell’opera, generando la nebbia iniziale prima che il suono si ampliasse in una trama sinfonica e tornasse alla tastiera mentre la cattedrale immaginata scompariva sotto l’acqua. Nagano ha mantenuto un tempo regolare e messo in risalto l’interazione sommersa di archi, marimba e arpa grave.
La mer è stata l’esecuzione più riuscita della mattinata. Nagano ha adottato un approccio analitico ma fluido all’orchestrazione di Debussy, con l’Orchestra Nazionale particolarmente efficace nella sezione dei violoncelli e nei soli della spalla Valerie Steenken, del cornista inglese José María Ferrero de la Asunción e del trombettista Manuel Blanco. L’esecuzione ha inoltre ripristinato le fanfare eliminate da Debussy nel 1909 e successivamente reinserite da Ernest Ansermet.
Dopo l’intervallo è seguita Atlàntida di Falla, in un programma che celebrava il 150º anniversario della nascita del compositore. Nagano ha scelto la versione di Lucerna, associata a Jesús López Cobos, omettendo la Seconda Parte, che contiene gran parte del materiale più turbolento dell’opera ed è considerata meno strettamente legata a Falla. L’esecuzione risultante comprendeva il Prologo, la Prima Parte e la Terza Parte, per una durata di 47 minuti.
La selezione ridotta poneva maggiore enfasi sulla dimensione spirituale dell’opera. Núria Rial si è distinta tra i solisti, cantando il Sogno di Isabel con una linea eterea e non operistica. José Antonio López ha offerto un nobile Corifeo, mentre Maite Beaumont ha fornito un’interpretazione vigorosa dell’aria di Pirene, l’ultima musica scritta da Falla, sebbene l’esecuzione non ne abbia trasmesso pienamente l’angoscia. Il Coro Nazionale e Barcelona Ars Nova sono stati elogiati per il suono compatto e sfumato, in particolare ne La Salve en el mar e ne La noche suprema.
Il concerto pomeridiano, che inaugurava la serie Impacta, ha proseguito il tema del programma con opere completate o adattate da altri musicisti. La Camerata Salzburg ha eseguito la Messa Nelson di Haydn nella versione attribuita a Johann Nepomuk Fuchs, nella quale la parte dell’organo è distribuita tra legni e corni. L’orchestra, con strumenti moderni affiancati da trombe naturali e timpani storici, si è esibita con Vox Luminis per la prima collaborazione dell’ensemble.
Gwendoline Blondeel è stata una presenza di rilievo nella messa, proiettando la linea del soprano con particolare brillantezza nel Kyrie, nel Credo e nel Benedictus. Sebastian Myrus ha conferito un tono nobile al Qui tollis, mentre il Benedictus e il Kyrie sono emersi come le sezioni più riuscite dell’esecuzione. Marie Henriette Reinhold ha contribuito efficacemente all’Agnus Dei, e il Dona nobis pacem si è concluso con un senso di vittoria più che di solennità.
Il Requiem di Mozart è stato eseguito nella versione completata da Franz Xaver Süßmayr, comprendente il breve Amen successivo alla Lacrimosa. Il Recordare è stata la sezione di maggior successo, con i corni di bassetto contrapposti ai violoncelli e i quattro solisti a formare un ensemble strettamente integrato. Vox Luminis ha mostrato i propri punti di forza anche nei grandi salti dell’Offertorio e nella fuga del Quam olim.
Tuttavia, i 34 membri di Vox Luminis XL differivano dall’ensemble ascoltato nelle precedenti esecuzioni rinascimentali e bachiane. I nuovi cantanti e le note acute prominenti dei soprani disturbavano talvolta l’equilibrio con le voci più gravi. Lionel Meunier dirigeva dall’interno della sezione dei bassi, mentre il violinista Gregory Ahss guidava gli archi e si alzava per dare gli attacchi generali. Sebbene non si siano verificati cedimenti evidenti, all’esecuzione mancava la coesione complessiva che un unico direttore avrebbe potuto garantire in una musica di questa portata.
Il concerto si è concluso con un omaggio alle vittime di Urda. Il baritono Víctor Cruz ha annunciato come bis l’Ave verum corpus di Mozart, descrivendolo come musica da cantare sotto voce, «come se fosse un sussurro, qualcosa che ti avvolge». Con l’orchestra che suonava con estrema delicatezza e la sezione dei soprani finalmente pienamente integrata, Vox Luminis ha recuperato la propria caratteristica fusione sonora. Dopo il minuto iniziale di silenzio, il pubblico ha osservato altri 30 secondi alla fine, prima di applaudire.
Fonti: El País Cultura.