La campagna presidenziale brasiliana del 2018 mise in discussione l’idea che l’esposizione televisiva fosse essenziale per vincere. Geraldo Alckmin aveva a disposizione cinque minuti e mezzo di trasmissione, contro gli otto secondi di Jair Bolsonaro, eppure vinse Bolsonaro. Wilson Gomes scrive che i gruppi WhatsApp, gli influencer e i produttori di contenuti digitali contribuirono a dimostrare il potere elettorale delle campagne online.
Negli anni successivi, sostiene Gomes, il movimento politico di Bolsonaro ha costruito una rete digitale duratura di organi di informazione, personaggi pubblici e comunità. Anche la sinistra aveva influencer online e creatori di contenuti, ma faticava a trasformare quella presenza in un’influenza politica paragonabile, afferma.
Gomes considera l’“Exército do Lula”, organizzato da André Janones durante il ballottaggio del 2026, un’innovazione di tipo diverso. Non si basava su una nuova tecnologia né su una funzionalità nascosta della piattaforma. Janones ha invece coordinato sostenitori dispersi in uno sforzo collettivo, dando loro istruzioni chiare su cosa fare, dove agire e quando.
L’operazione si rivolgeva a persone che volevano sconfiggere Bolsonaro senza chiedere loro di adottare un’identità più ampia di sinistra o di dimostrare fedeltà a Lula. Il suo approccio, scrive Gomes, era pratico: i sostenitori potevano partecipare accettando un compito.
La rubrica descrive la sfida centrale del canale WhatsApp come la trasformazione dei suoi milioni di iscritti in una forza organizzata. Janones assegnava compiti semplici, fissava obiettivi e scadenze e diceva anche ai partecipanti cosa non fare. L’impegno andava oltre i social media e incoraggiava i sostenitori a intervenire in altri spazi online e a parlare con parenti, amici e conoscenti.
Gomes contrappone l’operazione alla rete digitale decentralizzata sviluppata dalla destra. Descrive il contributo di Carlos Bolsonaro nel 2018 come un’innovazione nella logistica della circolazione dei contenuti, mentre l’iniziativa di Janones del 2026 si concentrava sulla logistica del coordinamento: una campagna centralizzata, concepita per una competizione di tre settimane ad alta posta in gioco.
Resta incerto, conclude Gomes, se questo modello possa durare oltre l’emergenza di un’elezione. Mantenere una partecipazione di massa durante una breve campagna, scrive, è diverso dal tenere le persone coinvolte in dispute politiche continue senza la stessa urgenza.
Fonti: Folha Ilustrada.