Le strade e i mercati di Hong Kong emergono attraverso contrasti netti, figure disposte con cura e momenti sospesi in una mostra dedicata a Fan Ho, uno dei più importanti fotografi di strada dell’Asia. “Geometries of Light and Shadow. Life and Stories in Hong Kong Through Fan Ho’s Gaze” è presentata a Palazzo Falletti di Barolo, a Torino, fino al 10 gennaio.
Prodotta da Ares in collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong, la mostra riunisce oltre 100 fotografie selezionate dalle curatrici Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom. Nel primo mese e mezzo, l’esposizione ha attirato oltre 13.000 visitatori, mentre sono state vendute più di 1.000 copie dei cataloghi pubblicati da Dario Cimorelli Editore.
La luce è centrale nel linguaggio visivo di Fan Ho. Nelle sue potenti composizioni in bianco e nero, filtra attraverso le aperture, incornicia i soggetti e dà forma a spazi altrimenti vuoti. La fotografia di strada, l’astrazione e le scene di vita quotidiana si alternano nell’intera mostra, che presenta Hong Kong come una città segnata dal lavoro, dalla routine e dal cambiamento.
Fan Ho nacque a Shanghai nel 1931 e si trasferì con la famiglia a Hong Kong all’età di 18 anni. Divenne noto come cronista della città negli anni Cinquanta e Sessanta e veniva talvolta descritto come il “Cartier-Bresson dell’Est” per la sua ricerca dell’istante decisivo. La parte principale della sua produzione fotografica fu realizzata prima che compisse 28 anni.
Facchini, venditori ambulanti e bambini intenti a giocare sono tra le figure ricorrenti nelle sue immagini. Invece di limitarsi a documentare una città in trasformazione, le sue fotografie cercano di trasmettere la resilienza dei suoi abitanti e lo sforzo insito nella vita quotidiana. Il controluce e il chiaroscuro creano atmosfere fumose, con figure pallide che emergono dall’oscurità e sagome scure che affiorano dalla penombra.
Le immagini furono modellate anche in camera oscura. Dopo aver scattato la fotografia, Fan Ho ritoccava le stampe e ritagliava i negativi per eliminare gli elementi superflui, enfatizzare i dettagli e intensificare i contrasti tonali. Il suo lavoro combinava quindi l’attesa del momento giusto con un deliberato processo di costruzione visiva.
Secondo la curatrice Elisa Maupas, Fan Ho sceglieva innanzitutto il luogo, studiava come la luce e l’ombra si muovevano durante la giornata e poi aspettava che una persona entrasse nell’inquadratura e innescasse un evento. In camera oscura, modellava ulteriormente la luce per creare ritmo narrativo, dramma e l’atmosfera cinematografica caratteristica della sua fotografia.
Fan Ho lavorò anche nel cinema come attore e in seguito come regista, prima di ritirarsi all’età di 65 anni. Morì nel 2016. Le curatrici affermano che le sue fotografie continuano a entrare in risonanza con generazioni e luoghi diversi, trasformando l’osservazione documentaria in poesia e la strada in uno spazio di emozione, memoria e immaginazione.
Fonti: ANSA Cultura.