Roman Polanski ripercorre la sua esperienza di bambino sopravvissuto al ghetto di Cracovia in “Non correre! Cammina piano!”, pubblicato da Adelphi insieme a due lettere scrittegli dal padre, Ryszard Polanski. Il volume di 192 pagine costa 19 euro e sarà disponibile nelle librerie italiane dal 3 novembre. È stato pubblicato in Francia nel 2025.

Il libro nasce da una lunga intervista che Polanski rilasciò nel 2006 per il progetto “Mémoires de la Shoah”. Il regista accettò di trasformare l’intervista in un resoconto scritto, che in seguito lesse e corresse integralmente. Il volume include inoltre due lettere del padre, conservate per anni in un cassetto prima di essere pubblicate.

Polanski descrive come le restrizioni contro gli ebrei a Cracovia furono introdotte gradualmente, mentre le deportazioni svuotavano progressivamente il ghetto e ne riducevano i confini. Ricorda di non aver potuto frequentare la scuola, la fame e la continua separazione delle famiglie. Sua madre fu deportata per prima, seguita dalla nonna e dalla sorella. Suo padre fu l’unico altro familiare stretto a fare ritorno.

A nove anni, Polanski vide gli ufficiali delle SS portare via suo padre. In seguito fuggì dal ghetto con un giovane amico, dopo che un lavoratore coatto polacco disse loro di non correre mentre attraversavano la zona verso il recinto di filo spinato. Polanski non seppe mai che cosa accadde al giovane, al quale attribuisce il merito di avergli salvato la vita.

Anche altri civili polacchi lo aiutarono, tra cui una famiglia alla quale suo padre riuscì ad affidarlo. Polanski sopravvisse alla guerra spostandosi tra famiglie, campagna e città, mentre suo padre sopravvisse alla prigionia nei campi di concentramento di Płaszów e Mauthausen.

Dopo la guerra, padre e figlio parlarono raramente di ciò che avevano vissuto, concentrandosi invece sulla vita e sul futuro. Polanski tornò a quel passato molto più tardi, quando decise di realizzare “Il pianista”, per il quale ricevette un Oscar.

Le lettere di Ryszard Polanski descrivono il suo stesso passaggio attraverso i campi con distacco e una cruda ironia. Morì nel 1984. Nel libro, il regista ripercorre i suoi ricordi all’età di 92 anni, unendoli al racconto del padre sulla persecuzione e sulla sopravvivenza.

Fonti: ANSA Cultura. ANSA Cultura.